Less is more: storia, declinazioni e interpretazioni di una frase iconica

Less is…more ?

La maggior parte di voi avrà già udito questo celeberrimo slogan e magari voi stessi ne avrete fatto vanitosamente sfoggio nelle più disparate situazioni.

Ci sta !

“Less is more” racchiude nella sua brevità la sintesi stessa del valore dell’essenzialità, oltre a risultare una massima estremamente versatile ed applicabile in molteplici contesti.

 

Proprio questa strana flessibilità ha agevolato nel tempo la mistificazione del senso stretto a cui fa riferimento, ciò dovuto al fatto che normalmente anche chi conosce il motto e ne fa uso non sa effettivamente chi ne sia stato originariamente il padre.

Nulla di male, per carità, é cosa più che naturale, di citazioni piú o meno famose se ne sentono tante ( basta aprire Facebook…purtroppo ) e non possiamo di certo ricordare la firma alla base di ognuna.
Questa peró ha qualcosa di speciale, é diversa, probabilmente perché nelle ultime due decadi si è rivelata di incredibile attualità, potrei definirla quasi premonitrice, di certo precorritrice di una tendenza che ha segnato tutti noi.
Allora magari vale la pena sviscerare un po’ meglio il concetto partendo dalla sua storia.

Innanzitutto, essendo questa una rubrica di Design immagino abbiate intuito che “less is more” qualcosa a che fare con ciò lo abbia !

Non troppo tempo fa mi è capitato di sciorinarlo con nonchalance ( ebbene sì, ci casco spesso anch’io) in un contesto professionale e in tono scherzoso e con sorriso ostentante ovvietà ho chiesto

 “chi l’ha detto ?”


A quanto pare avevo fatto male i conti e dopo alcuni istanti di imbarazzo uno dei presenti, affidandosi ad una rapida deduzione logica ha timidamente azzardatoSteve Jobs !?

Ecco, premettendo:

  1. Che la risposta è totalmente sbagliata,
  2. Che al compianto Steve oramai manca solo la canonizzazione così lo si potrà ufficialmente idolatrare,
  3. Che ciò mi infastidisce non poco, fatto sta che sono rimasto spiazzato, stizzito ed illuminato al tempo stesso.

Effettivamente mi ha colpito ed ho trovato curioso realizzare che se fosse stato Jobs a proferire le suddette parole avrebbe comunque avuto perfettamente senso, rappresentando l’ineccepibile espressione della sua visione.

Togliere per migliorare, pulizia ed intuitività sia dal punto di vista funzionale che estetico : non c’è dubbio che tale idea abbia influito su ognuno di noi addirittura nella nostra quotidianità.
Di certo Apple ha influenzato pesantemente i trend estetici degli ultimi dieci/quindici anni!

E’ innegabile, sebbene, dal mio punto di vista , abbia estinto la vena creativa con la scomparsa del fondatore.


Nonostante questa totale affinità la realtà dei fatti è che tale “filosofia” trova i natali non nella cibernetica e soleggiata Silicon Valley, bensì in una ben più fredda, uggiosa e siderurgica Germania del primo dopoguerra, dalla brillante e piuttosto stempiata testa di uno dei più grandi maestri delle arti applicate della storia :

Ludwig Mies van der Rohe

Se lo conoscete buon per voi, ma per chi non ha la più pallida idea di chi sia va detto che il buon Ludwig di creazioni ed idee innovative ne ha avute e soprattutto ne ha realizzate parecchie, sia dal punto di vista architettonico che del design del prodotto.

Digitando, direi non senza qualche difficoltà, il suo “nomignolo” sul web, oltre a trovarne foto d’epoca in pose d’epoca con le sue belle gote cadenti e l’inseparabile sigaro, di certo vi sorprenderete non poco nel riconoscere un’enorme quantità di oggetti ed arredi visti e rivisti, talmente presenti nell’ immaginario collettivo, ormai veri e propri classici.

Basti pensare alla serie Barcelona ( poltrona, ottoman, daybed e panca ) realizzati appositamente per il padiglione tedesco all’Esposizione Universale del 1929, svoltasi per l’appunto nella città catalana e da allora divenuta vere e proprie icona di stile e tutt’oggi prodotta su disegno originale da Knoll.

 

 

Vedete, i veri Maestri, quelli che fanno davvero la differenza, riescono proprio in questo, innovano ed osano, con gusto tale da valicare il tempo.
Idee, concetti e quindi progetti attuali oggi come cento anni fa.
Less is more” con i suoi figli e figliastri ne sono la dimostrazione.

 

Per quel che mi riguarda é impossibile non rimanere ammirati davanti a tale lucida visione, ma é altrettanto desolante riscontrarne l’inevitabile banalizzazione.

Pulizia di linee senza ridondanze, capisco possa piacere,
ma da lì a creare spazi totalmente bianchi ed asettici c’è un abisso ! 

Fortunatamente gli ultimi anni sono in controtendenza ma abbiamo vissuto tempi in cui il “bianco lucido Imac” imperava incontrastato provocando un appiattimento creativo mai visto prima.

Case totalmente bianche che neanche Kubrick, osannate come eleganti e raffinate ma in realtà vera tomba per le idee !

È la classica uscita
” Guarda com’è sofisticato, tutto così bianco! É minimal!”

( Minimal : altro termine abusato )

Allora signori, sfatiamo un mito, il Total White non è minimal e raffinato, è basico, é da ignoranti!


Se non sai abbinare colori usi il bianco,
se non sai abbinare gli stili usi il bianco,
insomma se non hai gusto usi il bianco così hai risolto il problema!

Ma non venitemi a dire che è sofisticato.
La sofisticazione è altro !
La sottrazione intesa dal maestro teutonico implica l’opposto dell’appiattimento.
È una pulizia di linee ma ricca di particolari.

Lo stesso criterio è applicabile agli spazi, uno spazio può essere pieno e allo stesso tempo essenziale, proprio lì risiede la maestria.

In alcuni casi anche l’eccesso può risultare armonioso:
il caro Ludwig lo sapeva bene, tanto che nonostante predicasse il “less” delle forme, per darsi un tono nei salotti dell’epoca optò per il “more” ed essendo all’anagrafe Ludwig Mies decise di aggiungere il cognome della madre, Rohe, passando dunque al ben più pomposo ma di certo efficace Ludwig Mies van der Rohe.

Quindi, rispondendo alla fatidica domanda “less is more?”, non credo esista una risposta vera e propria, l’unica grande verità è che “degustibus non disputandum est” (giusto per non smentirmi), ma c’è chi ha più gusto di altri !

Detto ciò immagino che anche per stavolta vi abbia sufficientemente confusi !

“Stay hungry, stay foolish “

Jo Frascali