Speaker’s Corner è la nuova rubrica di DK e non ne potrete più fare a meno

DK si arricchisce di contenuti sempre più professionali. Da oggi infatti avremo il nostro personalissimo Speaker’s Corner da cui si diffonderanno novità, idee e opinioni sul vasto mondo del Design!

Un caloroso benvenuto a Jo Frascali, il nuovo redattore dell’altrettanto nuovissima rubrica di Dear kitchen: Speaker’s Corner!
Anche se in realtà dovremmo accoglierlo con un “bentornato“: abbiamo infatti avuto il piacere di conoscere Jo tempo fa, in questo articolo, dopo aver apprezzato il suo progetto di cucina per Vibo.

Un designer che parla di Design è la giusta marcia in più che ci serviva per arricchire il nostro mondo e Jo sarà sicuramente in grado di soddisfare la vostra sete di Design.

Ma perché Speaker’s Corner?
Lo lasciamo spiegare a lui:

 Speaker’s Corner si trova all’incrocio tra Park Lane e la Cumberland Gate, all’interno di Hyde Park, uno dei più noti parchi reali di Londra

In questo preciso punto nacque nel lontano 1855 una tradizione che tutt’oggi caratterizza quell’angolo della città, quello che viene chiamato “l’angolo degli oratori“. Si, perché da allora questo luogo é consacrato alla libertà di parola, chiunque è libero di proclamare pubblicamente le proprie convinzioni politiche o religiose, dibattere di un argomento qualsiasi, dal più futile al più elevato, protestare o manifestare.

Leggenda vuole che ciò che viene detto sia protetto da una totale immunità legislativa, ma per l’appunto di leggenda si tratta quindi :

occhio a non insultare la regina ! 

Qui hanno liberamente espresso le proprie ideologie grandi personalità quali Marx, Lenin e George Orwell, uomini che hanno lasciato il segno nella storia e che in questo modo hanno dato lustro a tale tradizione.

http://giphy.com/gifs/flashing-this-is-the-first-of-karl-marx-OPMBFWxXQYMJq

Ecco, noi non siamo ad Hyde Park, io non sono Marx ( anche se in tarda età probabilmente tenderò ad assomigliargli, almeno fisicamente ), né tantomeno Lenin o Orwell e gli argomenti affrontati non incideranno di certo sul destino dell’umanità.
Ciò non toglie che questo sarà il nostro Speaker’s Corner e come da tradizione saremo liberi di esprimerci sulla tematica che preferiamo, senza troppi peli sulla lingua ma sempre con cognizione di causa.

 

Dunque, io sono un Designer e sì, potrei anche approfittare di questo spazio per protestare alacremente contro l’orrore tedesco del binomio calzino-sandalo ( d’altronde sempre di estetica si parla ) ma se non fosse anche solo per buon gusto credo opterò per un argomento più consono alla mia nomenclatura professionale, quindi senza ulteriori indugi e in perfetto stile oratorio, proclamo il soggetto di questo “comizio” … IL DESIGN !

• Perfetto, ci siamo, a questo punto è importante fare qualche puntualizzazione sul significato della parola Design. •

Non credo di esagerare nel dire che si tratti di uno dei termini più inflazionati e meno chiaramente identificabili dei nostri tempi.

Oggi tutto é Design e tutti sono Designer, di cosa non importa ma é così .

Ho visto e conosciuto Designer dalle più svariate e improbabili specializzazioni, ma cosa ancor più paradossale é la malsana tendenza a mistificare professioni i quali appellativi ne identificano già chiaramente la sostanza, rinominandole, nel grottesco intento di nobilitarne l’immagine, inserendo un bell’inglesismo subito seguito dal suffisso -Designer ed è allora che il parrucchiere sotto casa diventa “Hair Designer”, il fornaio si riscopre “Bread Designer” oppure, senza estremizzare, lo stilista di moda che non si sente sufficientemente “espresso” preferisce identificarsi in “Fashion Designer”.

Al che io mi chiedo il perché di tutto ciò.

O meglio, lo so il perché, tutto è mirato a rendere commercialmente più appetibili le varie professioni ma posso assicurarvi che questo è frutto di un’analisi superficiale e di certo anacronistica.

Facendo direttamente riferimento a me stesso, soffro moltissimo nel vano tentativo di trovare un nome che contenga ed espliciti in termini chiari e comprensibili ai più ciò che faccio nella vita, ossia, non volendomi settorializzare ho scelto di spaziare lavorativamente, progettando gioielli ma anche interni, arredi, stand fieristici, accessori tecnici o qualsiasi cosa mi venga dato la possibilità di sperimentare.

Dunque si, sono un Designer ma ogni volta la prima domanda che mi viene posta è inevitabilmente << di cosa ?>> e qui casca l’asino .

Per di più da italiano, patriotticamente fiero di ciò che universalmente rappresenta il nostro paese nella sfera creativa, fare il mio mestiere e definirsi Designer non rappresenta una sbruffonata esterofila ma piuttosto una triste costrizione in quanto, paradosso dei paradossi, non esiste nel nostro immenso vocabolario un termine che definisca a pieno tale figura professionale.

Perdonate la divagazione ma tutta questa presopopea per dire semplicemente che, nonostante la confusione, il Designer in realtà é solamente colui che “fa” Design ed è fondamentale comprendere che non tutto può essere catalogato come tale. Per esserlo è necessario che in un prodotto/progetto coesistano una serie di fattori reciprocamente complementari ed imprescindibili.

Un prodotto di Design é frutto tanto di creatività quanto di tecnica !

L’imput creativo porta all’innovazione e quindi all’originalità che è l’aspetto cardine del concetto. La creatività senza gusto estetico “é come un pavone senza piume” ( perdonate la licenza poetica ), perde di significato.

Allo stesso tempo un prodotto bello ed innovativo che però risulta non funzionale, magari privo di ergonomia o tecnicamente irrealizzabile non può essere riconosciuto come Design.

Se un oggetto o uno spazio, per quanto belli o geniali non esprimono un interazione funzionale con l’uomo questi non sono Design, possono forse essere Arte in quanto il confine tra le due realtà consiste proprio in questo, il rapporto di funzionalità nei confronti della persona.

In sostanza, tentando di semplificare forse anche in termini un po’ estremi, se serve praticamente a qualcuno o a qualcosa è Design, se ha come fine ultimo quello di colpire dal punto di vista emozionale, muovere la sfera emotiva ma senza alcuno scopo  “funzionale” allora potrebbe essere Arte ( dico “potrebbe” perchè anche qua ci sarebbe di che dibattere ma non è questa la sede adatta ).

In conclusione l’obiettivo di questo Speaker’s Corner sarà quello di identificare nel mare magnum di c…..e che ci vengono propinate come Design, ciò che davvero lo è, sviscerandone pregi e difetti senza troppi peli sulla lingua, salvo per ciò che riguarda sua maestà nei confronti della quale avremo un occhio di riguardo.

Signori e Signore, io l’introduzione l’ho fatta, mi auguro di non avervi troppo tediato e vi assicuro che la prossima volta andrò dritto al punto, limitando i sofismi e con più sostanza.

Direi che ci siamo, ringrazio i coraggiosi lettori e vi saluto.

Ah, ” Dio salvi la regina ! “.